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Le mille voci dell'ansia



Síndrome della capanna o desiderio di non perdere la pace, il ritmo lento, la connessione profonda con noi stessi e i nostri cari, che abbiamo assaporato in queste ultime settimane?

In questi ultimi giorni diversi esperti hanno citato la sindrome della capanna, che pur avendo un nome innocuo parla della difficoltà ad uscire di casa dopo esserci stati chiusi per molti giorni. Parla dell'ansia che si può sentire all'idea di uscire, dopo tanti giorni in ritiro forzato. Potrebbe succedere che, così come quando ci hanno detto che dovevamo restare tutti a casa, alcune persone abbiano sentito crescere una certa ansia, ci risiamo, adesso, all'idea di uscire di nuovo.

In parte, alla base di quest'ansia c'é lo stesso fenomeno: l'incertezza, il cambio di routine, l'assenza di routine. Un salto nel vuoto. 

Prima, ci faceva sentire sicuri il nostro ritmo di vita pre-covid19, poi ci siamo abituati alla sensazione di sicurezza delle nostre 4 mura, e ora, di nuovo siamo catapultati verso una nuova incertezza: cosa succederà quando usciremo? Ci ammaleremo tutti? Che mondo incontreremo là fuori? Come saranno le relazioni attraverso guanti e mascherine? Come sarà andare a comprare un paio di scarpe, o addirittura in vacanza, in questa nuova realtà? Non lo sappiamo. E come esseri umani siamo piuttosto avversi a tanta incertezza. Abbiamo bisogno, di nuovo, di trovare qualcosa che ci faccia sentire sicuri, internamente e profondamente sicuri, per muoverci in questa nuova tappa nel modo più sereno possibile.

Però poi, c'è una parte di questa avversione a tornare fuori, di questo malessere che ci prende solo all'idea, che ha a che vedere con altro. In questo periodo, ci siamo fermati. Abbiamo rallentato. Abbiamo abbassato il ritmo e a partire da lì, andando più piano abbiamo potuto vedere un panorama più ampio. Abbiamo iniziato a distinguere i particolari in mezzo a scenari noti e dati per scontato quando solo correvamo. Abbiamo visto fiori germogliare e sbocciare e seccarsi e cadere, come nei documentari. Abbiamo notato il disegno delle tende dei vicini, abbiamo scoperto utensili da cucina che giacevano inspiegabilmente in fondo all'ultimo cassetto e non sapevamo di avere. Abbiamo dormito, tutte le ore che ci fanno sentire riposati davvero. Abbiamo cucinato con piacere e mangiato assaporando il cibo. Abbiamo imparato qualcosa di nuovo, o scoperto quanto ci piace non fare niente. Abbiamo riscoperto l'importanza di nutrirci bene, e di fare movimento. Abbiamo parlato per telefono, vere conversazioni bidirezionali come una volta, utilizzando tutto il vocabolario completo e non solo abbreviature o monologhi da audio-watsapp. Abbiamo guardato un tramonto bevendo un bicchiere di vino. Come solo in vacanza ad agosto.

Be'... un pó di ansia viene, se pensiamo di dover pian piano rinunciare a tutto questo. La buona notizia é che non ci dobbiamo rinunciare!

Se ho individuato qualcosa di nuovo che mi fa star bene, che mi da energia, che ha senso e valore per me, allora, me lo porto fuori! Lo incorporo alla prossima tappa, ai giorni che verranno. Lo faccio mio. Ascolto il mio ritmo, rivedo le mie priorità. Colgo questa opportunità, ascoltando di cosa mi parla quest'ansia. Se di quanto non mi piace l'incertezza, non sapere, non controllare,... o del desiderio di non perdere angoli di autentica pace e connessione che ho ritrovato. 

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