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L'educazione ai tempi del Covid-19: lettera aperta di un professore di liceo


“Gia’ da qualche settimana mi sento poco tranquillo, e negli ultimi giorni ancora meno. Come sapete, oltre ad essere professore, sono padre di due alunne del liceo, quindi sto vivendo questa situazione da entrambi i lati, come docente e come genitore. Vorrei fare una riflessione a voce alta, prima di tutto per me stesso ma anche per il resto dei docenti. Sono sicuro che a piu’ di uno le mie parole risuoneranno.

All’inizio di marzo ammetto di essermi preso questa situazione alla leggera, inconsapevole della sua gravita’. Pero’ poi la bestiola e’ arrivata, e all’improvviso si e’ fermato il mondo intero. All’improvviso, la routine, la ‘normalita’’, sono scomparse e ci siamo chiusi in casa. Si e’ fermato il mondo come non l’aveva mai fatto. E hanno iniziato a morire persone...

Ma...ci siamo fermati? In realta’, no. In una situazione senza precedenti, io stavo facendo lezione al secondo anno del liceo il giorno dopo. E mi sono ammalato ed ho continuato a fare lezione...e so che la maggior parte di noi il primo giorno stava gia’ lavorando al massimo. L’educazione non si puo’ fermare!

E’ lodevole, siamo i migliori, abbiamo creato l’insegnamento a distanza in due giorni...anche se ultimamente, sto iniziandone a vederne i problemi. Ho creduto, abbiamo creduto, che non stesse succedendo niente...ma...qualcosa succede, ci sta succedendo. Ho letto di una psicologa che parlava di come l’allerta ci si mette nel corpo, siamo attenti a non contagiarci, a non contagiare, sperando che i nostri famigliari non si ammalino (e in alcuni casi si sono gia’ ammalati, e purtroppo non solo). Disinfettiamo quello che portiamo a casa da fuori, ci laviamo...un’allerta continua che ci consuma...e d’altra parte, abbiamo abbastanza meno ricarica emotiva, di abbracci, di incontri, di passeggiate, di attivita’ in comune...e il corpo tutto cio’ lo nota, si, anche se sembra che non succeda niente, succede, ci succede. Sentiamo piu’ ansia, a tratti siamo piu’ irascibili, ci si affatica la schiena e ci vengono contratture, piu’ problemi di insonnia, etc. C’e’ abbastanza varieta’ di sintomi, ognuno ha i suoi problemi...Ma in questa situazione ci stiamo (e anche, ci stanno...ma oggi non parlero’ di questo) esigendo che il nostro cervello razionale funzioni al 120% o piu’...e non so voi, ma io mi accorgo che faccio piu’ fatica a concentrarmi, che una lezione in video mi stanca come tre di persona...Stiamo lavorando (e facendo lavorare i nostri alunni) tantissimo.

La nostra salute sociale e’ gia’ influenzata dalla distanza impostaci, ma con questi comportamenti ed esigenze stiamo distruggendo la nostra salute emotiva e fisica. E dobbiamo occuparci anche di qualcosa di fondamentale, come appoggiare familiari (o farci appoggiare), prenderci cura dei nostri figli, portare la spesa ad amici che non possono uscire...etc.

E ai nostri figli ed alunni succede la stessa cosa. Con una differenza, che noi siamo adulti, e loro sono in una fase della vita di maggior alterazione, l’adolescenza, il passaggio dall’infanzia alla vita adulta. Se noi, a volte, facciamo fatica a riconoscere quello che ci succede, loro ancora di piu’. Le difficolta’ principali non sono quelle tecnologiche...lo sappiamo bene. Anche se quelle sono le uniche facili da ‘giustificare’. Lo sappiamo bene noi genitori di questa scuola. Le difficolta’ in casa hanno piu’ a che fare con la gestione emotiva di tutto questo. Con fare miracoli tra il nostro lavoro, i compiti dei nostri figli e delle nostre figlie, e tutto il resto...Se ne parlassimo, in tutte le case scopriremmo situazioni di molta tensione, di stress, etc. E possiamo dire che si tratta di famiglie piu’ o meno ‘strutturate’, e con una formazione sufficiente per aiutare i nostri figli e le nostre figlie nei loro compiti. Non mi voglio neanche immaginare quello che potra’ succedere in alcune case...Paura, ansia, stress, depressione, ... Anche voi insegnanti lo sapete bene. E’ ammirevole il lavoro che state facendo, e siete a conoscenza direttamente di situazioni familiari complicate. Ma mi sembra che le famiglie che vi scrivono e vi raccontano come stanno, sono solo la punta dell’iceberg. Molte famiglie non sono in grado di esprimersi e di parlare delle proprie difficolta’. E la mia sensazione e’ che oltre che un fattore di appoggio siamo e siamo stati un fattore di stress molto grande per le famiglie. Abbiamo chiesto ai nostri alunni come stanno? Abbiamo ascoltato le loro difficolta’ o lamentele rispetto alla valanga di compiti? Siamo stati capaci di ridurre quando ci dicevano che era troppo? Siamo stati consapevoli che in ogni classe ci sono 10 materie con i rispettivi compiti?

Come genitore, i compiti mi sono sembrati eccessivi, e in alcune occasioni ho avuto voglia di buttare i libri delle mie figlie dalla finestra. Abbiamo cercato di far fare loro i compiti solo di mattina, perche’ potessero svagarsi nel pomeriggio, e molte volte e’ stato impossibile. Il primo giorno in cui mia figlia maggiore poteva uscire a passeggiare, dopo 50 giorni chiusa in casa, mi ha detto che non poteva perche’ doveva finire nonsochecosa che doveva per forza consegnare. Mi e’ caduto il mondo addosso...e mi sono arrabbiato, mi sono arrabbiato molto, e mi ha fatto riflettere su cosa stiamo facendo, e per che cosa, e qual’e’ il prezzo che paghiamo, noi e i nostri alunni?

Questo e’ stato l’imput per scrivere questa lettera.

Questa e’ una riflessione ad alta voce. Per me e per quelli a cui possa essere utile.

E nonostante tutto, sono molto orgoglioso di appartenere a questo gruppo umano formato dai docenti di questo liceo.

Un forte abbraccio,

Jaime”

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